Giappone, primo sguardo sull’Oriente: Capitolo 1

Diario Giappone Osaka 4

Giappone, primo sguardo sull’Oriente

Arrivo ad Osaka e visita di Nara

 

L’arrivo in Giappone è già d’impatto. 

Scegliamo di partire per il Giappone a maggio, ipnotizzati all’idea dell’esperienza di un viaggio in un paese tanto diverso dal nostro.
Partiamo da Fiumicino con volo Lufthansa via Francoforte per Osaka.

Il primo ostacolo che affrontiamo al nostro arrivo è una certa difficoltà di comunicazione, sia verbale che scritta. In Giappone l’inglese è ancora parlato da pochi, inoltre le insegne sono scritte in ideogrammi e non riportano la trascrizione in caratteri occidentali.
Tale problema è tuttavia sopperito dalla disponibilità e dall’altruismo che la popolazione nipponica dimostra nei confronti del turista. Più volte ci è capitato che un passante si fermasse ad aiutarci senza che nemmeno glielo avessimo chiesto.

Arriviamo in treno a Dotombori, vivacissimo quartiere di Osaka che spesso nei racconti paragono a Trastevere, dove ci sistemiamo in hotel. Dopo un velocissimo pranzo in uno dei tanti localini nei paraggi partiamo alla scoperta della città sotto un sole cocente.

Osaka, una città innovativa e frenetica. 

La prima tappa è il Castello, situato nel parco cittadino. Nonostante l’impatto scenografico, rimaniamo delusi nello scoprire che il bastione è in realtà una ricostruzione moderna. La roccaforte originale del Daimyo di Osaka crollò infatti durante l’ultimo conflitto mondiale.

Dopo aver scattato non poche foto ci dirigiamo alla tappa seguente: il tempio Shitenno-Ji, situato nel cuore della città. Fin da subito rimaniamo colpiti dalla cultura buddhista, a cui ci approcciamo per la prima volta. Nel cortile del tempio veniamo avvolti dall’odore di incenso e dal suono di campane e gong suonate dai monaci. Mente continuiamo a camminare silenziosamente all’interno del chiostro, all’interno del tempio viene intonato un canto di preghiera. Anche se non abbiamo idea delle parole recitate veniamo travolti da un senso di pace e serenità.

Procediamo poi verso il quartiere di Umeda, per non perdere il tramonto dal “roof-top” dell’”Umeda Sky Building”, un complesso di due torri unite da un’unica terrazza. La vista della città, sia durante che dopo il tramonto, è da togliere il fiato. Si vede tutta la baia di Osaka e le luci che illuminano una delle città più estese del Giappone raggiungono l’orizzonte e sembrano non avere fine.

Scesi dal grattacielo decidiamo di fermarci per cena in un localino dall’aspetto tipico. Visitare un paese straniero significa anche esplorare la loro cucina, e in Giappone ne vale senz’altro la pena. La locanda serve un piatto unico, un mix di carni e verdure bollite in brodo di miso. La particolarità è che il piatto viene servito a tavola freddo su di un focolare e bisogna aspettare che il contenuto raggiunga la cottura a tavola.

Terminata la cena, vittime del fuso orario, rientriamo in hotel e crolliamo nel sonno.

Nara, culla della cultura in Giappone.

Il mattino seguente ci svegliamo e partiamo in treno per raggiungere Nara. In circa mezzora raggiungiamo la cittadina, lasciamo gli zaini in stazione e ci incamminiamo verso il parco storico.

Il Parco di Nara custodisce al suo interno alcuni tra i templi più belli del Giappone, tra cui Kofuku-Ji, un complesso composto da due santuari di forma ottagonale e da un’alta pagoda, il Todai-Ji, che custodisce al suo interno il Buddha di bronzo più grande del paese, ed il Kasuga Taisha, un tempio caratterizzato da centinaia di lanterne, sia in pietra che in legno.

Queste che per noi sono “attrazioni turistiche”, per i fedeli locali sono luoghi di culto, e guardarli svolgere le svariate attività “religiose” ci porta a decidere di emularli: bruciamo incenso, suoniamo campane e piccoli gong, attacchiamo preghiere alle bacheche e, senza nemmeno immaginare quale sarebbe stato il risultato, acquistiamo un “orihon”. L’”orihon” è un quaderno dalle pagine bianche, rilegato a fisarmonica, dove il monaco scrivano di ogni tempio trascriverà la preghiera del monastero. Questo libricino diventerà quindi il riassunto del percorso  “spirituale” intrapreso, per noi turisti un ottimo ricordo da riportare a casa.

Altra particolarità del Parco di Nara è che l’intera area è affollata da cerbiatti selvatici, che dalle colline si spingono fino alla città. Mentre ci muoviamo tra un tempio e l’altro, acquistiamo da una bancarella un pacco di biscotti, e un paio di questi splendidi animali si avvicinano immediatamente a noi in maniera sorprendentemente affettuosa.

In serata torniamo verso la stazione e ritiriamo i bagagli per proseguire verso Kyoto dove soggiorneremo per i prossimi giorni.

 

Vai al capitolo successivo:
Giappone, primo approccio con l’Oriente: 2. Kyoto e la regione alpina di Nagano


NUOVORAGGIO srl Via Pontinia, 40 - 04100, Latina - P.I. 02670990593
Privacy Policy