Jaisalmer, la città fortezza nel deserto

Diario India Jaisalmer Palazzo

Jaisalmer, la città fortezza nel deserto

La suggestiva Jaisalmer, nel desertico stato del Rajastan, nell’India nord occidentale

 

In questo articolo vi parleremo di Jaisalmer, la città più a occidente dello stato indiano del Rajastan, alle porte del deserto del Thar. E’ difficile non rimanere affascinati mentre si visita questa parte di mondo, completamente diverso dagli standard occidentali. Abbiamo visitato Jaisalmer nel marzo del 2017, durante un viaggio in India tra lo stato del Rajastan, l’Uttar Pradesh, Nuova Delhi e Varanasi. A distanza di anni, questo splendido itinerario, è ancora impresso nei nostri cuori.
Buona lettura.

L’arrivo a Jaisalmer in treno da Jhodpur.

Raggiungiamo Jaisalmer all’alba con il treno in arrivo da Jhodpur. La città è un antico insediamento fortificato all’estremità occidentale dello stato del Rajastan, in India. La sua posizione alle porte del deserto del Thar, lungo le vie carovaniche che collegavano l’India all’Asia Centrale, ha reso questo insediamento una roccaforte commerciale strategica per più di 8 secoli, fino agli inizi del ‘900.

Arriviamo in taxi al nostro hotel, il Pleasent Haveli. La struttura è moderna ma richiama l’architettura tipica del Rajastan. Le Haveli sono infatti le antiche case tradizionali indiane, riconoscibili dall’inconfondibile architettura mediorientale. Fortunatamente ci viene subito consegnata una stanza e possiamo così recuperare un po’ del sonno perso in treno.

In tarda mattinata siamo pronti per partire all’esplorazione della città. Lungo la strada per raggiungere il forte, tra le polverose vie in terra battuta, ci imbattiamo subito in botteghe di ogni genere, che espongono al loro esterno le preziose merci. Tutto sembra essere proveniente da un’altra epoca, ma soprattutto nulla pare contraffatto. In questa parte d’India è ancora possibile acquistare antiquariato e pezzi dal valore unico semplicemente passeggiando per una strada qualsiasi.

Raggiungiamo così l’animato piazzale antistante il “First Gate”, la prima porta di difesa al forte. Oltrepassata la grande porta ci ritroviamo nel secondo piazzale all’interno delle mura. Da qui inizia l’affollata strada che conduce fino alla cittadella, sempre più stretta per vecchie questioni strategiche, attraversando le 4 grandi porte difensive che garantivano nei secoli passati la protezione degli abitanti. Mentre saliamo il pensiero viaggia a come dovesse essere stato raggiungere questo luogo in carovana, lungo la “Via della Seta”, e ritrovarsi di fronte ad un’imponente città-castello che si erge dal nulla nel bel mezzo del deserto del Thar.

Il palazzo di Jaisalmer, residenza alla Aladin.

Dopo una lunga scarpinata in salita ci ritroviamo finalmente nella piazza principale, all’interno della cittadella, dove si affaccia il palazzo reale, oltre che diversi edifici storici che oggi ospitano bazar, ristoranti, ostelli e botteghe. La cittadella fortificata si trova in posizione rialzata rispetto alla città nuova ed è protetta da 99 bastioni che circondano il nucleo interno. Fu abbandonata completamente agli inizi del ‘900 a causa della siccità e del cambio delle rotte commerciali, ma oggi è tornata al suo splendore grazie al turismo.

Ritrovandoci subito di fronte al Palazzo Reale decidiamo di non perdere tempo e di visitarlo subito. L’edifico, che in passato fu la residenza dei Maharaja di Jaisalmer, è in tipico stile rajastano. Per darvi un idea, è il tipo di palazzo da cui Disney ha preso spunto per il castello di Aladin. L’intera struttura è in arenaria gialla, come del resto ogni altro edificio della città. Ogni porta, parete o finestra sono minuziosamente lavorate ed intarsiate. I muri delle camere reali sono abbellite da stupendi affreschi, ognuno dei quali narra di prodi gesta compiute dai Maharaja o di antiche leggende perse nel tempo. Ovviamente la residenza reale è il palazzo più alto dell’intera cittadella, e dalla sua terrazza più alta si ha una vista panoramica dell’orizzonte desertico e dell’intera città, quasi mimetizzata nel colore della sabbia.

Il labirinto di vie che forma la cittadella.

Visitato il palazzo torniamo in strada, impazienti di visitare il resto della città. Dalla piazza centrale si districa in tutte le direzioni il dedalo di viuzze che collega le abitazioni ed i templi della cittadella. Nei vicoli stretti, piccole botteghe di seta e antiquariato si alternano a eleganti Haveli, a ristoranti e piccoli locali. Dopo aver contrattato con alcuni agguerriti commercianti per l’acquisto di qualche souvenir, raggiungiamo il tempio Giainista all’estremità orientale del forte. Qui veniamo informati dai monaci di non poter entrare perché dopo le tre di pomeriggio il Dio dorme e non vuole essere disturbato. Fortunatamente riusciamo a dare una sbirciata da fuori.

Ripieghiamo fino a raggiungere il perimetro interno delle mura, grazie al quale contiamo di raggiungere nuovamente il piazzale del palazzo reale e nel frattempo di godere della vista panoramica. Siamo però costretti ad una nuova deviazione verso l’interno disgustati da un forte odore di fogne. Qualche casa non ha condotti fognari e riversa gli scarichi direttamente lungo le mura, in modo che si disperdano oltre queste. Può sembrare disgustoso ma in questa zona di mondo il concetto di igiene è relativo e parte del fascino dell’India è anche da questo.

Sono quasi le quattro e ci rendiamo conto di non aver ancora pranzato. Lungo la strada ci fermiamo quindi nel piccolo ristorantino Free Tibet, che scegliamo per la splendida terrazza panoramica. Mentre attendiamo il pranzo ci godiamo il panorama: la terrazza affaccia proprio su un bastione della cinta muraria, con tanto di cannone, e da questo punto riusciamo a vedere da un lato i tetti della cittadella e dall’altro la vallata desertica, che è il principio del deserto. Terminato il pranzo chiediamo informazioni su cos’altro visitare. Ci viene consigliato il lago, poco distante dalla città, di cui sulla guida non avevamo letto nulla.

Il lago Gadisar, il tramonto più bello a Jaisalmer.

Raggiungiamo così il lago Gadisar, un antico bacino artificiale realizzato per raccogliere le acque monsoniche. La storia narra che in questo luogo un’astuta donna decise di edificare il suo bordello. Al rifiuto della richiesta da parte del Maharaja, la cocciuta imprenditrice decise di attendere l’assenza del sovrano per perpetuare la sua causa, inserendo però nel progetto un piccolo tempio dedicato a Shiva. Al suo ritorno, il reggente non poté così demolire l’impudica costruzione. Per questo motivo oggi sulle sponde del lago sorgono alcuni edifici storici, tra cui due antiche strutture a forma di cupola che emergono dall’acqua, ed ovviamente il tempio dedicato a Shiva. Qui oggi, la gente locale e non molti turisti si radunano ogni sera per assistere al tramonto.

Dalla porta principale del complesso, una via in pietra piena zeppa di bancarelle e venditori di cianfrusaglie raggiunge la banchina del lago. Il lago non è molto grande ma le strutture che emergono, con la loro tipica forma indiana a “gazebo”, lo rendono molto suggestivo. Raggiungiamo uno di questi gazebo grazie ad una rampa di scale in pietra per scattare alcune foto. Il tramonto colora tutto il paesaggio di una vivace tinta arancione e la vista dal complesso è davvero suggestiva.

Ovviamente non perdiamo occasione di visitare anche il piccolo tempio di Sheva, dove monaci e santoni sono riuniti intenti nel cantare melodie liturgiche. Certamente non è il tempio più bello visto in India, ma il tramonto e il canto dei monaci contribuiscono a rendere il momento speciale e indimenticabile.

La fine della giornata ci regala una sorpresa: l’Holi.

Lasciamo il lago quando è il momento di iniziare a pensare alle cena. Scegliamo un locale tra quelli consigliati sulla nostra guida Lonely Planet, il Desert Boy’s Dhani, e fermiamo un tuk tuk per farci accompagnare. Il ristorante si sviluppa in una corte interna, con un maestoso albero Kejri al suo centro. La luce è fioca, e su ogni tavolo è accesa una candela. Ordiniamo per antipasto un Paneer Tikka, formaggio speziato alla piastra, e come portata principale il solito Laal Maas, spezzatino di agnello al curry, che è senza dubbio il mio piatto indiano preferito. La cena è deliziosa e allietata da uno spettacolo di musica tradizionale. A fine cena vorremmo rimanere, ma siamo gli ultimi, quindi lasciamo il locale e raggiungiamo in taxi la via del nostro hotel.

Notiamo lungo la via una numerosa folla e andiamo a curiosare. Tra la gente riconosciamo il motociclista che ci ha dato il passaggio e lui riconosce noi, accogliendoci nella comitiva come se fossimo amici da una vita. Ci spiega che inizia proprio quella sera la celebrazione per l’Holi, la festa dei colori, che durerà per tutta la settimana. Sapevamo che ci saremmo imbattuti nell’Holi, ma non prima del nostro arrivo a Jaipur. Mentre il nostro amico ci spiega notiamo la sua espressione furba, mentre inizia a smucinare nel borsello. Non abbiamo il tempo di capire che siamo già cosparsi di polvere colorata, mentre la comitiva scoppia in una fragorosa risata. Ci dice che sentiva il dovere di battezzarci e noi, dopo aver chiesto della polvere, ricambiamo il favore. Passiamo con loro ancora qualche piacevole momento prima di rincasare e buttarci sotto la doccia per levare di dosso tutto il colore.

Se ti è piaciuto questo articolo leggi anche gli altri racconti dedicati a questo viaggio in India:

• Una notte del Deserto del Thar

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