Islanda, l’isola dei quattro elementi: Capitolo 3

Diario Islanda Strokkur Getto

Islanda, l’isola dei quattro elementi: Capitolo 3.

Il Circolo dell’Oro, l’imperdibile itinerario a due passi da Reykjavik.

 

Tingvellir, dove l’Islanda si apre a cavallo dei continenti.

Ripercorrendo a ritroso la strada fatta da Reykjavik, siamo diretti verso una delle tappe imperdibili durante un viaggio in Islanda: “il Circolo dell’Oro”. La regione ad Est di Reykjavik ospita tre tra le più visitate attrazioni dell’isola.

Circondati da vaste pianure erbose, costellate di laghi e corsi d’acqua, visitiamo la prima tappa giornaliera: il parco nazionale di Thingvellir (in Islandese Pianura dell’Assemblea). In questo preciso punto passa la faglia Almannagja, dove la placca tettonica Nordamericana si incontra con quella Euroasiatica. Più che in contrarsi le placche si stanno allontanando, anche se di soli due centimetri l’anno, generando così un’enorme frattura nel terreno. In questo particolare canyon si può scendere e passeggiare lungo il corso d’acqua che lo attraversa, ammirare il suggestivo panorama e raggiungere una cascata, che in Islanda non può mai mancare.

Questo sito naturalistico ha però anche un valore storico: le antiche tribù vichinghe, arrivate in Islanda dalla Norvegia, istituirono qui l’Alpingi, il primo parlamento democratico del mondo, nel 930 d.C. Una volta l’anno, una rappresentanza di ogni tribù islandese si riuniva qui, l’oratore recitava il codice legislativo da una roccia usata come pulpito e la parete rocciosa della faglia faceva da amplificatore alle voce dell’uomo. Si discutevano le questioni nazionali e venivano svolti processi e scambi commerciali. Davvero incredibile pensare che tutto questo accadeva mentre nell’Europa più civilizzata avremmo dovuto aspettare secoli prima di istituire i nostri odierni parlamenti.

Strokkur, il gayser che lascia a bocca aperta.

Raggiungiamo in poco tempo la nostra seconda tappa: Geysir e Strukkur, due Gayser in attività. Ci rendiamo subito conto di cosa aspettarci non appena scesi dall’auto: dalla collina sopra la strada si alzano nuvole di vapore, ad un tratto sentiamo un boato e subito dopo l’esultanza della folla stupita. Strokkur ha appena eruttato e noi ce lo siamo perso. La delusione è scontata, ma niente paura: Strokkur erutta circa ogni 5 minuti. Passeggiando lungo il sentiero che sale la collina notiamo diverse pozze d’acqua zolfa. Non sono profonde, tranne al centro, dove presentano una stretta voragine che si inabissa nella terra. Queste pozze sono naturalmente i gayser, e due di loro sono particolarmente grandi.

Il primo è Geyser, che ha dato il nome al genere, ed è quasi disattivo. Le sue rare eruzioni di vapore raggiungono gli 80 metri di altezza, ed erutta solo in caso di forte attività geotermica, che generalmente coincide con un terremoto o un’eruzione vulcanica. Fortunatamente non abbiamo avuto il piacere di ammirare Geyser all’opera.

Il secondo invece, Strukkur, di dimensioni inferiori è tuttora in forte attività e non si fa attendere prima che il suo getto spari in aria una colonna di vapore alta una trentina di metri. Rimaniamo ad attendere quasi una decina di eruzioni, affascinati dai movimenti dell’acqua. Prima la pozza sobbolle, poi si ritrae e dopo essersi rigonfiata genera un’incredibile esplosione di vapore, prima di ricadere su se stessa e finire per riempire nuovamente la voragine nel terreno, oltre che fracicare i poveri turisti sottovento. Uno spettacolo naturale tanto suggestivo non può che lasciare a bocca aperta.

Gulfoss, la cascata più famosa d’Islanda

Ci rimettiamo in marcia per la terza ed ultima tappa della giornata: la cascata di Gulfoss. Questa cascata, sviluppata su un doppio salto d’acqua, riversa l’ampio fiume Hvita all’interno di uno stretto e profondo Canyon. La temperatura è sotto zero ed il vento è molto forte. Questo fa si che la cascata alzi una nuvola di brina cristallizzata che rende la temperatura glaciale. Riusciamo a malapena resistere pochi minuti prima di dover tornare al riparo in auto, ma riusciamo comunque a scattare qualche foto. Ovviamente è impossibile ammirare per intero la cascata, in quanto dal punto panoramico non è possibile vedere il fondo del canyon, ma immaginare la mole d’acqua che ogni istante si riversa e cade nella voragine è impressionante.

Se oggi possiamo avere la fortuna di ammirare una tale meraviglia della natura è grazie ad un’impavida donna. Negli anni ’20 il governo Islandese tentò di espropriare il terreno di Gulfoss e farne una centrale idroelettrica che avrebbe prosciugato la cascata. La figlia del proprietario terriero minacciò di gettarsi nella cascata se il governo non fosse tornato sui suoi passi, cosa che avvenne. Gulfoss fù donata alla nazione nel 1975 ed oggi è considerata la cascata più celebre d’Islanda.

Relax a Fludyr e finalmente l’Aurora.

Sulla strada del ritorno facciamo una sosta a Fludyr, attratti dai suoi bagni geotermali. Dopo la faticosa giornata è quello che ci vuole per rilassarci e scaldare le ossa. Dopo aver effettuato il check-in e aver indossato il costume ci immergiamo nella vasca dove l’acqua raggiunge una trentina di gradi, dimenticandoci così del freddo. L’acqua termale arriva dalle solfatare che circondano la piscina e dalle quali si alzano piccoli sbuffi di vapore. Dopo un’ora a mollo siamo rimessi a nuovo, pronti a rimetterci in marcia verso Hella, dove passeremo la notte.

Arriviamo che è ora di cena e scegliamo come ristorante lo Strong, volutamente lontano dal centro cittadino. Il cielo notturno è limpido e per la prima volta speriamo di avvistare l’aurora. Ceniamo in fretta e ci spostiamo poche centinaia di metri dal ristorante, parcheggiando sul lato della strada campagnola. Dopo pochi minuti riusciamo a vedere dei bagliori chiari muoversi nel cielo. Non sono vicini, ne colorati come quelli visiti nelle foto, ma assomigliano a scie di nuvole verdastre che serpeggiano velocemente nel cielo all’orizzonte. Restiamo comunque sbalorditi, fermandoci per qualche minuto ad osservare l’ipnotico aleggiare delle luci nel cielo fino al loro termine, epilogo perfetto per una giornata così entusiasmante.

 

Vai al capitolo precedente:
Islanda, l’isola dei quattro elementi: Capitolo 2. Penisola dello Sneafellsnes e porto di Stykkisholmur.

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Islanda, l’isola dei quattro elementi: Capitolo 4. La costa sudoccidentale, tra cascate e nere spiagge. (Presto Disponibile)

 

 


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